Esattamente un anno fa il Nuorese stava affrontando la peggiore crisi idrica degli ultimi vent’anni, legata alla siccità, con il rischio di pesanti razionamenti per la città di Nuoro e in ben 14 centri della provincia: Bolotana, Fonni, Gavoi, Lei, Lodine, Mamoiada, Ollolai, Oniferi, Orgosolo, Orani, Orotelli, Ottana, Sarule e Silanus. Sono i Comuni serviti dall’acquedotto Govossai che dipende dal potabilizzatore di Jann’e Ferru a sua volta rifornito dagli invasi Olai (Mamoiada) e Govossai (Fonni). I dodici mesi trascorsi sono stati addirittura peggiori sul fronte della scarsità delle precipitazioni, ma una serie di interventi introdotti da Abbanoa ha consentito di mettere in sicurezza l’approvvigionamento idrico dei quindici Comuni interessati.
Oggi a Mamoiada il presidente del Consiglio d’Amministrazione di Abbanoa Giuseppe Sardu con il sindaco di Mamoiada Luciano Barone e l’assessora ai Lavori pubblici di Nuoro Giulia Corda, ha presentato il cantiere in corso che riguarda i tre chilometri dell’acquedotto al servizio dei due centri. “Stiamo investendo circa tre milioni di euro”, spiega il presidente Sardu, “per risanare il tratto più critico dell’acquedotto. Era uno degli impegni presi con le amministrazioni locali”. La Regione ha di recente stanziato ulteriori 14 milioni di euro per il rifacimento di tutti gli altri tratti che non sono già stati interessati da interventi di efficientamento. Nelle prossime settimane sarà formalizzato il passaggio del finanziamento ad Abbanoa che potrà definire gli interventi e metterli in campo.
Il tratto interessato dai lavori in corso è tra il potabilizzatore di Jann’e Ferrru e il partitore di Monte Orottu da cui si dirama la condotta al servizio di Mamoiada. L’intervento in corso viene realizzato da imprese specializzate con la tecnica “senza scavo” del relining a tutela di una zona caratterizzata da un’alternanza di boschi, pascoli e terreni agricoli. Ancora prima di questo intervento Abbanoa ha rivoluzionato l’utilizzo degli invasi di Olai e Govossai. Il primo, con una capienza maggiore, è stato trasformato in “riserva strategica” da utilizzare solo in caso totale esaurimento del secondo, notevolmente più piccolo, ma con una capacità di riempimento maggiore. La diga di Govossai è stata dotata di una particolare apparecchiatura, un impianto di sollevamento mobile di oltre 10 tonnellate, che ha consentito di sfruttare tutta l’acqua in arrivo per alimentare il potabilizzatore di Jann’e Ferru lasciando che Olai continuasse ad accumulare risorsa che è poi stata utilizzata nei mesi di secca. Questi i risultati: a gennaio dell’anno scorso nei due invasi erano a disposizione complessivamente poco più di due milioni di metri cubi, diventati tredici (il massimo consentito) a maggio e, nonostante la quasi totale assenza di piogge fino a poche settimane fa, oggi sono ancora disponibili circa 9 milioni di metri cubi: ben 7 milioni di metri cubi in più rispetto a un anno fa e in prospettiva l’aumento di questi volumi con le precipitazioni già in corso.
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